Un gioco per amar(e)ti


L’amore è dedizione? L’amore è dolcezza? L’amore è sesso? È mettere l’altro prima di sé stessi? Cos’è l’amore?

Un meraviglioso mistero irrisolvibile? Non ci sono, certo, storici né filosofi che siano in grado di dare una definizione universale; né tanto meno scienziati o, ancora, medici che possano trovarne le cause o le cure.

Esistiamo noi, che nella nostra soggettività, siamo in possesso della risposta a tale domanda: cos’è l’amore.

L’amore è ciò che siamo, ciò che è la nostra vita.

L’amore non è altro che uno specchio nel quale trovare noi stessi.

 

 

 

Non sarai pronto ad amare, se prima non impari ad amare te stesso


 

Una frase scontata, direi. Una di quelle che lanci ad un’amica, ad un parente, ad un conoscente o, perché no, sui social. Una frase di circostanza in parole povere.

In realtà, credo, che questa banalità nasconda al suo interno il vero sifnificato della parola Amore.

Facci caso: una frase su misura di tutti. Mai sbagliata o fuori luogo. Una frase che ciascuno di noi può renderla propria, costruendoci il proprio “concetto” di amore.

Noi amiamo chi pensiamo di meritare. Noi amiamo come amiamo noi stessi. Niente più, niente meno.

Hai mai visto una persona che ama se stessa, il proprio corpo, la propria vita, la propria testa, i propri valori, amare qualcuno che la svalorizzi, che ne sfrutti il corpo per puro piacere, che non ne comprende lo splendore?

 Io NO.

Siamo, per natura, portati a non assumerci più di tanto le responsabilità che ci appartengono. Si. È più facile additare CHI NOI STESSI ABBIAMO SCELTO DI VOLERE ACCANTO.

Esclamazioni come “mi ha usato”, “ha voluto solo sesso”, ” che persona Bastarda, mi ha tradito”, “non mi fa sentire amata”, “mi fa del male” sono abbastanza comuni, no? Sarà capitato anche a te, forse.

Non credere sia stato un caso essere capitato tra le braccia o nel letto di una persona che altro non ti dà se non frustrazioni o sofferenza.

Non sei stato sfortunato, sei stato ancora una volta vittima di quel giudice, che ti ha sussurrato che di meglio non puoi meritare. Quel giudice sei tu.

Ti credi poco, così prendi poco.

Stai male con te stesso, ti metti accanto qualcuno che ti fa stare peggio.

Intraprendi una relazione con una persona impegnata perché, in fondo, in cuor tuo non pensi di poter meritare una persona tutta per te.

Tradisci, a volte pur amando, chi hai accanto perché credi non avere più valori da difendere e perché ciò che più meriti sono sensi di colpa, non felicità.

Ti senti il nulla, vai a letto con una persona che a lungo andare ti lascia credere che di te si può prendere solo il corpo, non altro.

Sei una persona insicura, il sospetto su chiunque si avvicini alla tua metà ti distrugge.

Nulla è legato al caso, anche nell’amore c’è qualcosa di scientifico: il rapporto causa-effetto, per esempio.

 Ecco perché se prima non ami e rispetto te stesso, non puoi avere accanto qualcuno che ti renda felice.

Ecco perché ognuno di noi sa cosa sia l’amore: perché lo viviamo in base a ciò che crediamo di essere.

Quando comincerai a notare e appuntarti le tue sfaccettature più positive, quando comincerai a credere in te e ai valori che custodisci, sarà quello il momento in cui coltivarlo la felicità di cui hai bisogno. Lascerai avvicinarti da persone che, oltre notare la tua positività, la esalteranno ancor di più.

VI INVITO A FARE QUESTO “ESPERIMENTO”: Prendi un taccuino, un foglio, una pagina di diario e scrivi grande “CIÒ CHE AMO DI ME”.

Adesso concentrati, parla con te stesso. Sembra facile, in realtà non lo è.

Fai questo lavoro in un posto che ami particolarmente (dal bagno di casa tua, ad un luogo in montagna) e, se ti aiuta, ascolta buona musica nel frattempo.

Scrivi tutto ciò che pensi di amare di te, da aspetti fisici a caratteriali.

In un primo momento ti troverai in una fase talmente critica di te che potrebbe non essere facile trovare motivi per cui ti ami.

Ascoltando meglio, però, cominceranno a venirti in mente aspetti di te, cui non avevi dato molto peso e che, probabilmente, comincerai a coltivare rendendoli pilastri indistruttibili della tua personalità.

La mia lista non l’ho stilata in un giorno, tutt’oggi non l’ho finita e non perché abbia un’infinità di pregi, semplicemente imparo lentamente ad apprezzarmi.

Più lentamente esegui il tuo lavoro, più apprezzi ciò e chi sei, più ottieni il controllo di te.

Io ho annotato recentemente questo:

– Amo mettere allegria alle persone.

Ci sono pregi, che pur facendo parte di noi, non consideriamo.

Dopo che parecchie persone mi hanno detto che sono una persona solare e che metto allegria, ho deciso di annotarlo nella lista di ciò che amo di me e di crederci.

Comincia a stilare questa lista, aggiornala quotidianamente se noti un qualcosa di te, anche minima, che ti ha colpito positivamente.

NON AUMENTATE L’EGO,  MA L’AMORE VERSO LA VOSTRA PERSONA.

..Che è diverso.

La Ragazza Cubica, poi, vuole sapere come sta andando il rapporto con la vostra lista.

“Amore” e “Terrore”: possono stare accanto?

« Allora celeste, come stai? »

« Benissimo. Mai stata meglio, non mi fermo un attimo durante la giornata. La mattina faccio il tirocinio in ospedale, piccola pausa pranzo, lezione fino alle 19.00, allenamento in palestra e poi esco con le mie colleghe. Sento un’energia dentro che non avevo mai avuto prima, sto proprio bene »

«Sei stressata?» Sapevo che, forse, non avrei potuto mentire più di tanto davanti alla domanda della mia psicologa, ma c’ho provato.

«No, per niente».

«ok Celeste, forse se smettessi di girarti compulsivamente i capelli con le dita, masticare la chevin-gum senza prendere aria e dondolarti sulla poltroncina, potrei anche crederti. Posso sapere cosa guardi alle mie spalle?!»

«Cinzia, devi spostarti. Non riesco a concentrarmi se il pomello della porta alle tue spalle non cade nella perfetta metà della spalliera della tua sedia»

«AH……  Così va bene?»  .. «un pochino pochino più a destra. Ecco, perfetto»

«Spero che adesso siamo pronte per iniziare la seduta, lo sai che a poco a poco dobbiamo cercare di eliminare queste fissazioni! Parlo anche della porta del bagno che deve stare chiusa e della tenda semiaperta. E’ chiaro che a me non cambia molto, ma dobbiamo lavorare per te, affinchè tu possa spezzare abitudini che non ti fanno bene. Ahi ahi Celeste, credo che a fine percorso con te, sarò io a dover farmi seguire IO da qualcuno» 


Ormai lei, la mia psicologa, la donna che dopo il primo incontro non avrei voluto più vedere, era diventata fondamentale nella mia vita. Non era la prima dottoressa che avevo incontrato, ne avevo già conosciuti due che, in due incontri, erano stati bravi. Si! Bravi a uscire dalle mie grazie! Lei no. Penso che i rapporti fra due persone siano governati da chimica ed empatia. Quelle che con lei non mi mancano; E poi, nonostante i miei problemi alimentari, la mia depressione e traumi di vario genere io ho sempre amato RIDERE. Avevo trovato la giusta psicologa che mi avrebbe portato ad ironizzare su tutto ciò che più mi impauriva. 

Così, grazie a lei, ho scoperto uno degli ingredienti fondamentali per abbattere le paure: L’IRONIA.


«Celeste, noi fino ad ora non abbiamo affrontato un argomento che, soprattutto nel tuo caso, mi interessa particolarmente: l’amore. Vorrei, ecco, capire come ti poni nei confronti del sesso maschile dopo aver ripescato tra i ricordi quella che è stata la vicenda che ti ha più segnata»


La more.. cosa sarà mai la more. No, era L’ AMORE ma è stato quasi come se non avessi riconosciuto la parola a primo colpo. Aveva preso un argomento che, esattamente in quel preciso periodo, non rientrava nella top ten dei miei argomenti preferiti.


«Allora, dunque..»  forse non avrei voluto parlarne o, forse, avevo bisogno di un serio aiuto.

«Sono ossessionata da una persona. Mi fa paura. Mi fa tanta paura, al punto che quando lo vedo cominciano a tremarmi le gambe, il cuore comincia a battermi forte e mi si offusca la vista.. mi si tappano le orecchie e non capisco più nulla del mondo circostante. Ne sono tanto terrorizzata, da quest’uomo.»

«Celeste, terrorizzata? Volevo mi parlassi di amore..» 

«…ne sono terrorizzata….. quanto attratta»


L’argomento mi faceva entrare in una sorta di trance, esattamente come se avessi davanti quell’uomo. Non ero io a parlarne, ma era lei, quella folle che c’è in me. 


«Quanti anni ha? Celeste.» 

«trentasei.»… «….» 

«Celeste, come l’hai incontrato?»

Dal tono un po’ interdetto della mia psicologa avevo già colto il suo pensiero al riguardo. Certo è che non era necessaria lei per comprendere che mi ero infilata in qualcosa che non mi stava facendo bene. Sapevo, però, che il suo aiuto sarebbe stato fondamentale per poterne uscire.

Artisti e Protagonisti

2017-06-06-10-06-14-406Eh no! Neanche oggi vi siete liberati di me! Oggi, in realtà, non avrei dovuto scrivere però sento il forte desiderio di farlo.

Non vi parlerò di situazioni o di persone, nè vi racconterò di passati episodi.               Oggi voglio fare un esperimento: tento di raccontarvi esclusivamente di emozioni e sentimenti.  Si.. Un esperimento. Credo, in realtà, non ci sia impresa più difficile del voler far emozionare qualcuno delle stesse emozioni di cui parli.                                                           Mi piacerebbe far toccare il confine fra depressione e tristezza.                                               Mi piacerebbe riuscire, attraverso questa pagina, portarvi per mano in un mondo. Nel mio mondo, solo ed esclusivamente per cinque minuti. E basta.


In quel “di qualunque” stai passeggiando lungo una strada silenziosa. Sei solo. L’unico rumore che senti è quello dei tuoi pensieri.                                                                                   Ti fermi.                                                                                                                                                       Ti guardi intorno.                                                                                                                                      Volgendo lo sguardo indietro non riesci più a intuire quale sia la tua provenienza, mentre davanti a te non vedi alcun punto di arrivo. Spontanee, nel totale smarrimento, ti sorgono due domande “Da dove provengo”  “dove sto andando”

Hai perso le due risposte fondamentali della tua vita.

Improvvisamente ti giri e trovi una porta, nel nulla. Non sapendo più che strada percorrere credi che quella sia l’unica via d’uscita. 

La apri. C’è una sedia oltre quella porta: sembra ti stia dicendo “accomodati“.               La perfezione delle circostanze ti illude che siano tappe obbligate, giuste.

Ingenuo, non vedi che è una trappola? “No. E’ una sedia, sarà messa lì per me”

E’ proprio il momento in cui ti accomodi che non ti scomodi più. Solitudine, Paura, Angoscia e risposte perse. Risposte che avresti trovato, prima o poi, se invece che aprire quella porta, fossi andato diritto per quella strada. Caparbietà? si, SEMPRE.

Senza neanche accorgertene ti trovi lì, legato e bendato. Al buio e senza poter muoverti. Com’è potuto accadere? Non ti sei accorto che qualcuno ti stesse prendendo in ostaggio? “No, io non mi sono accorto di nulla”.                                                                     Sei sola piccola creatura. Cosa puoi fare adesso?

Le ore, i giorni, i mesi passano.. non ti cerca nessuno. Sei sempre lì fermo, ad occhi chiusi. Tutto ti può essere sottratto: la vista, la possibilità di muoverti, la parola. Una cosa rimane tua: L’immaginazione. Cominci a dipingere il tuo mondo con i tuoi pensieri. Tutto ciò che desideri è lì, nella tua testa e vivi di quelli. 

Diventi Qualcuno. Conosci persone mai viste, ti innamori. Ti innamori di ideali e di idee. DIVENTI UN’ARTISTAHai fatto della tua vita il miglior quadro che ci sia stato nella storia e tu, però, sei lì. Lo guardi dall’esterno. 

Nessuno potrebbe mai apprezzarlo e capirlo perchè nessuno riesce a vederlo, tu.. povero artista incompreso

Ecco come definisco la depressione: una vita imprigionata nell’immaginazione.

Sai quando ne esci? Quando tu, artista incompreso, da creatore e spettatore diventi anche protagonista della tua migliore creazione.

Siamo tutti Artisti. Tutto sta nel saper disegnare anche noi stessi in quel capolavoro che è la nostra vita.

 

 

 

La Ragazza Cubica

PicsArt_06-07-12.41.19Come se un’altra vita si fosse aggiunta a quella che stavo vivendo. Un passato lontano tornato a far parte, inevitabilmente, del mio presente. Una coscienza macchiata di veleno. La mia purezza e la mia ingenuità che mi erano di diritto sentivo, in realtà, che mi erano state strappate senza alcun permesso. 

“senza alcun permesso”. Ciò che più mi trafiggeva il cuore, in realtà, era la domanda che da quel momento  mi ponevo di giorno, di notte, nei sogni: come ho potuto, nonostante la mia giovanissima età, permettere uno scempio del genere della mia persona? 

Mi sentivo colpevole. Codarda. Indirettamente complice di un uomo malato che approfittava della mia ancora fragile e acerba personalità.

Come avrei potuto dire ai miei una cosa del genere, dare questo profondo dolore? Ero sicura si sarebbero sentiti terribilmente in colpa per qualcosa che, ne sono sicura, nessuno al posto loro avrebbe potuto evitare, per come erano ben organizzate le circostanze a favore di quel fetido personaggio. 

Sentivo sopra la pesantezza di troppe cose: la mia depressione inoltrata e consolidata, ormai, nella bulimia. I miei sensi di colpa nei confronti di me stessa, delle bambine che avrei potuto preservare con un minimo di coraggio in più, dei miei genitori.

Stavo sbagliando tutto. Era come se ogni tassello della mia vita lo avessi riposto in modo sbagliato. Da piccola ero troppo grande, da grande ero troppo piccola e impaurita per vivere la mia vita normalmente. “cazzo di confusione“.

C’era una bambina in me che desiderava protezione e rispetto, c’era una donna troppo cresciuta che desiderava coraggio, personalità e meno responsabilità. Mancava la ragazza che avevo diritto di essere. Spensierata, sorridente, studiosa e con degli obiettivi diversi da quelli prefissati

Cominciavo,così,  a temere il sesso maschile. Per strada mi balzava il cuore nel trovarmi vicino  ad un semplice passante. La notte avevo gli incubi, quando mangiavo ero sconcertata e stavo sviluppando una violenza e un’aggressività che, oltre ripercuotersi su me stessa, come ero già abituata a fare, scatenavo anche sulla mia famiglia.

Mia madre capiva che avessi qualche problema anzi, più precisamente, lo intuiva. Era un po’ confusa e depistata da un “personaggio” costruito e studiato, per filo e per segno,  per far credere che le mie “stranezze” fossero tratti caratteriali e non patologici.  

Il mio isolarmi, non mangiare con la famiglia, dormire durante i pasti, il mio essere aggressivo era confuso con un brutto carattere. Ci soffrivo di questo, ma mi stava bene. L’importante per me era non guarire. Non sapevo come mi sarebbe andata a finire, mi domandavo, però , spesso se sarei arrivata al punto di farmi tanto male da uccidermi. 


La Ragazza Cubica non è una stronza che avrebbe voluto farmi del male per il mero piacere. E’ quella bambina sofferente, ormai cresciuta, con tanta rabbia e frustrazione che mi chiedeva semplicemente aiuto. Un aiuto che alla fine ho colto.

Lei, una dolce creatura che ho compreso e ascoltato forse dopo troppo tempo.                   Lei, a cui devo tanto ..perchè è con la sua sofferenza e la sua fragilità che mi ha resa quella che sono oggi. Tutto a spese sue. 


“Facciamo una cosa, scriviamo un nuovo diario. In questo diario ognuna delle due ha il proprio spazio. Io scrivo i miei pensieri e tu scrivi i tuoi”.

Vi sa di pazzo, vero? Si, anche a me.. ma ci siamo tutti sul fatto che la normalità non sia mai stato il mio tratto distintivo, no?

Vi dico, eppure, che proprio questo è stato il mio segreto per non essere sopraffatta e devastata da quel mio lato irrazionale: dividere nettamente le mie due personalità.


Nonostante le mie difficoltà e le mie stranezze non ero sola. C’erano e ci sono ancora quei quattro folli amici che mi hanno sempre accettata e amata per quello che ero, che mi sentivo di essere e che sono.

Uno di questi è lui, il mio migliore amico. Una delle note perfette in quella che era la mia vita stonata. Dieci anni di amicizia vera. Una persona che, nonostante le mie mancanze, i miei limiti mi ha sempre fatta sentire quasi indispensabile per lui. Una compagnia con la quale dimenticare tutti i problemi e con la quale ridere, ridere di pancia. Lui, un buffo latin lover, con le sue mille avventure e dissavventure.

“ahi Ni.. come potrei fare senza di te?”

Scusatemi, oggi mi sono dilungata forse un po’ troppo! Certo che avete una pazienza a leggermi.

La Ragazza Cubica vi saluta e vi augura una meravigliosa giornata.

 

L’inviolabile cassetto.

Il nostro cervello è come una cassettiera dove conservi gelosamente tutto te stesso. E’ tutto lì. Alcune cose sono in disordine, altre no. Ci sono cassetti che puoi aprire e chiudere quando vuoi per ripescare quei ricordi e quell’emozioni che vuoi riassaporare, un po’ per rivivere il brivido di quel momento.

Ci sono cassetti, però, chiusi a chiave. Una chiave che, probabilmente, hai gettato in quel vuoto profondo, forse lo stesso da cui sei stato fagocitato, lo stesso da cui non riesci a uscire.

Un pomeriggio di circa cinque anni fa circa, qualcuno ha ritenuto giusto scassinare quel cassetto che, da una vita, mi preoccupavo di tenere inviolabile.. forse un angelo. Anzi sicuramente.

Il silenzio del momento interrotto dal mio cellulare. Qualcuno mi stava chiamando

                               << Celeste, per favore vieni a casa mia, devo parlarti >>

La mia vicina, non una vicina qualunque, una grande amica con due splendide bambine quelle che, ancora oggi, considero le sorelle minori che non ho mai avuto. Il tono di quella chiamata ha destato in me subito qualche preoccupazione.                          “Di cosa dovrà parlarmi? Perchè quel tono?” . Temevo di aver sbagliato qualcosa e cercavo di frugare tra tutto il casino in testa per trovare qualche risposta ancora prima di averla da lei. Non trovavo nulla. 


<< Ciao Celeste, come stai? Siediti…>> .    “Siediti” pensavo “addirittura devo sedermi”.  << Celeste, devo farti una domanda>> .                                                                                          << Dimmi pure..>> Le ho risposto, ma in realtà ero troppo angosciata da quello strano momento per poterla ascoltare.                                                                                                              << Celeste sai o ti ricordi se in questo palazzo esiste un appartamento..? aperto intendo >> <<si..>> La risposta in quel momento per me è stata quella, come se fosse scontata per me l’esistenza di quel posto.                                                                                           << si Celeste? E tu come lo sai? >> 

“E tu come lo sai”. Da quel momento il mio cuore stava per avere un attacco. Mi pulsava la testa come se stessi per svenire da un momento all’altro e le labbra mi sono seccate, come se stessi appassendo.

“e tu come lo sai” ho pensato. Non esisteva più solo un appartamento, ormai il cassetto inviolabile era stato aperto. C’era quel posto abbandonato, c’erano dei divani con delle strisce verdi. Un bagno buio senza luce. C’era una cucina con un piccolo frigorifero spento. C’era una stanza con una scrivania e tanti, tanti giornali sopra. C’era una bambina, impaurita. Ero io. Ero io e non ero sola.


<< Celeste tu come lo sai?>> <<…>> non riuscivo a dire nulla.                                                        << Celeste anche mia figlia è stata portata lì, da lui.. >>


Avevo troppa rabbia in quel momento. Avrei spaccato tutto, perchè pensare che aveva provato a toccare quelle che sono le mie intoccabili sorelle, ha fatto di me ai miei occhi una codarda e la colpevole principale. 

Ero piccola, avevo 7 anni e lui lavorava da anni nel nostro condominio. Una fidata persona, voluta bene da tutti. Un po’ rimbambito, a volte un po’ strambo. Nessuno avrebbe mai, MAI… MAI potuto immaginare che potesse essere uno di quegli orribili uomini che si ciba del tesoro più grande dei bambini, solo e unicamente dei bambini: LA PUREZZA

Per oggi mi fermo.

 

Dedicato a tutti i bambini vittime della pedofilia, degli abusi e della violenza.           Dedicato a tutti i genitori che “indirettamente” sono stati vittime di queste persone.       Dedicato  soprattutto alle persone che non hanno mai avuto a che fare, fortunatamente, con questi episodi, dedicato a loro perchè possano evitarli in un futuro.                                                                                                                                                             Dedicato a chi ha paura. A chi ha paura di parlare, perchè la paura diventa il motore di un qualcosa che ti insegue per tutta la vita.

Tra Amore e Rifiuto

Una sera di non mi ricordo quanti anni fa, la mia famiglia era riunita in salotto. Momento conviviale, in cui tutti guardavano la televisione. Ovviamente “loro”. Io, ormai, vivevo nel mio mondo e con la mia folle lady. Ero, infatti, in cucina alle loro spalle, come a voler sottolineare a me stessa che appartenevo ad un universo a parte. 

Avevo appena finito di “mangiare”. Uno dei tanti momenti in cui buttare cibo dentro lo stomaco mi creava un forte senso di colpa che doveva essere eliminato, in bagno, con due dita in gola e le lacrime agli occhi.

Quasi come fatto di proposito, mentre guardavo la tv “insieme” a loro , trasmettevano un servizio dedicato ai disturbi alimentari e alle ragazze vittime di questa mostruosità. Il disagio e l’imbarazzo di quell’attimo andavano aumentando con la paura che i miei genitori potessero girarsi verso di me, notando l’espressione di una figlia che ne sapeva, che ne sapeva troppo in merito. Paura o speranza? O, forse, entrambe.


Chiara era una ragazza come me. Chiara, anche lei giovane e con una vita davanti. Una candela che si era lasciata consumare, lentamente, fino a spegnersi. Mi chiedevo se avrei fatto anche io la stessa fine, nauseata da quell’altalena che oscillava tra bulimia e anoressia. Un pendolo che non si fermava mai. Sconcertante.


E’ stata in quell’occasione che ho capito di essere sola (e di essere molto amata dalla mia famiglia). E’ stata in quell’occasione che ho capito che se un giorno della mia vita non avessi deciso di urlare, avrei fatto la fine di Chiara. E’stato in quel momento. Quando i miei genitori, perplessi per ciò che sentivano in merito alla storia di quella povera ragazza, hanno esordito ad alta voce “Ma come possono dei genitori non accorgersi che la figlia abbia passato tutto questo?”

Frase che mi ha strappato un sorriso di frustrazione, compassione e comprensione. 

E’ stata dura da accettare, ma ci sono riuscita: chi ti ama non è detto che ti conosca e ti comprenda. Credetemi, è la triste realtà dei fatti.

(come, d’altra parte, non è detto che chi ti conosce e ti comprende, ti ama)

Quando ti ammali decidi di vivere sola con te stessa. Non accetteresti mai che qualcuno possa intromettersi tra te e, quello che tu consideri, il tuo maledetto incontrollabile controllo. Tra te e il desiderio di vedere le ossa. Tra te, il  digiuno e i crampi allo stomaco. Nessuno. Diventi un genio della falsità. Sei disposto a vendere la tua persona pur di non farti scoprire, perchè la paura di essere curata e di guarire è agghiacciante. 

Mi hanno sempre vista, in fin dei conti, come una ragazza sorridente. A volte bisognosa di momenti per sè. Forse chiusa in se stessa o forse dal carattere timido. 

Mi andava benissimo, era ciò che volevo far credere che non stessi male ma che ,caratterialmente, fossi solo diversa dai miei fratelli.

No, era ciò che ho creduto anche io in realtà.


Arriva, arriva quel momento in cui DESIDERI che ti prendano per mano ed è lo stesso in cui comprendi che non è il tuo carattere , che quell’essere malinconico, triste, malvagio , egoista e privo di emozioni non sei tu: E’ Lei. 

Arriva il momento in cui sei curioso di scoprire come sarebbe la tua vita se l’apprezzassi, se TI apprezzassi

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Frammenti del presente

IMG-20170604-WA0017_1Oggi mi è dispiaciuto non aver potuto scrivere qui, in quello che, ironicamente, mi piace definire il mio “diario dei segreti”. Ho, però, potuto constatare il valore che ha per me questo “spazio”.

Tenevo a pubblicare questa foto della giornata che, in tutta la sua semplicità, è stata speciale per me.

Famiglia, affetto, mare, sole. Lontana un po’ da tante cose ma, soprattutto, da quella parte di me un po’, o forse TROPPAMENTE , riflessiva.

Un post un po’ diverso oggi.

Buona domenica a tutti voi 🙂